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Cenni Storici
mercoledì, 17 dicembre 2008

La Camera di Commercio di Bari è stata fondata il 27 marzo 1849, sotto il regno di Ferdinando II, con la denominazione di Camera Consultiva di Commercio. La concessione di Ferdinando II avveniva dopo le vicende del 1848, quasi a segnare una pausa ai riflessi negativi nella vita politica e sociale barese.

Dopo la rivoluzione napoletana del 1799 ed il ritorno di Ferdinando IV, Bari aveva vissuto un' indubbia fase di ascesa nel breve periodo dei Napoleonici: prima con Giuseppe Bonaparte, poi con Gioacchino Murat, fino al 13 ottobre 1815, quando quest' ultimo venne deposto e fucilato a Pizzo di Calabria. Fu proprio durante la dominazione francese che fu avanzata la prima richiesta barese per la costituzione di una Camera di Commercio. L' 11 giugno 1809, l' Intendente fu invitato a svolgere approfonditi accertamenti sullo sviluppo economico di Bari e "sul motivo della molteplicità dei commercianti che rinchiude, delle colonie Mercantili, che mantengono un commercio attivo con tutta la Puglia, e della sua marittima situazione".

Dalla relazione del consigliere d' Intendenza Sagarriga Visconti, risultò che Bari, situata, com' era, al centro della provincia, sulla riva meridionale dell' Adriatico, intratteneva rapporti commerciali molto attivi non solo con la Terra d' Otranto e le altre città del Regno, ma anche con Ancona, Ferrara, Trieste e Fiume e ciò consigliava l' attivazione della sollecitata Camera Consultiva di Commercio. L' attività mercantile cittadina si basava sull' esportazione dell' olio e delle altre principali derrate, specie mandorle, anici, semi di lino. L' intraprendenza dei baresi emergeva anche nelle fiere annuali di Barletta, Bari e Gravina.

Con Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat, Bari godette di attenzioni e interventi che ne mutarono profondamente il corso della storia politica, economica e sociale. Tra questi, l' elezione a capoluogo di provincia e sede dell' Intendenza, le concessioni di franchigie doganali per il porto e le fiere, il riassetto della pubblica finanza, l' abolizione delle vecchie contribuzioni che pesavano sui lavoratori, il miglioramento della giustizia, la costruzione del nuovo Borgo come passo irrinunciabile verso l' espansione edilizia e demografica.

La città puntava non solo ad una nuova esistenza civile, mediante la trasformazione socio-educativa, l' installazione della pubblica illuminazione, la sistemazione della viabilità interna, l' apertura degli uffici di stato, civile e del catasto, l' istruzione elementare per tutti, l' incremento della secondaria, la diffusione della cultura, la costruzione di un teatro; ma anche all' elevazione del livello economico, alla quale la Camera Consultiva di Commercio doveva mirare unificando, regolando e incrementando la ricchezza del suo territorio.

La pratica, benché avviata, rimase in sospeso fino a quando il governo borbonico la portò a termine con l' emanazione del Decreto del 27 marzo 1849. Compito fondamentale della Camera Consultiva di Commercio di Bari era di "proporre quanto credesse conveniente alla prosperità del commercio della provincia".

I risultati non mancarono. In poco meno di dieci anni la continua crescita dell' attività commerciale e la presenza in città di operatori esteri avevano determinato l' apertura di dieci agenzie consolari, l' inaugurazione del Banco, l' avvio della realizzazione del nuovo porto, l' attivazione del collegamento telegrafico con Napoli e della Borsa di commercio.

Nel 1862, un anno dopo l' unificazione dell' Italia, la Camera Consultiva di Commercio divenne Camera di Commercio ed Arti. Il nome mutò ancora nel 1910 in Camera di Commercio e Industria per assumere, dopo il fascismo e la seconda guerra mondiale, quello quasi definitivo di Camera di Commercio Industria e Agricoltura. La denominazione attuale di Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura risale al 1966.

La sua nuova fisionomia, di Ente esponenziale della collettività locale degli imprenditori e dei consumatori, viene definita dalla legge n. 580/1993 che ne qualifica il ruolo di interlocutore privilegiato all' interno della realtà economica locale.

Attraverso l' elezione degli Organi istituzionali (fine 1999 - inizi 2000) la Camera riconosce la rappresentatività degli interessi generali dell' imprenditoria locale e dei consumatori nell' esercizio delle attribuzioni conferitele dalla legge di riforma.

La sua realtà, in costante espansione, inserendosi nelle nuove logiche di mercato, è destinata a rappresentare il volano per lo sviluppo del tessuto produttivo provinciale e per la sua integrazione con quello nazionale ed internazionale.

Come centro propulsivo del sistema socio-economico, per lo sviluppo delle economie locali e per la crescita del territorio, preposto alla cura ed alla certificazione delle imprese, alla regolazione e trasparenza del mercato, la Camera di Commercio di Bari avverte l' importanza di agevolare la capacità di accesso dell' utenza ai propri servizi.


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