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Il sistema camerale barese si mobilita per la sopravvivenza delle Camere di Commercio
mercoledì, 23 luglio 2014

Conferenza aperta dei dipendenti della Camera di Commercio di Bari,

lunedì 28 luglio alle ore 11.00,

presso la Sala Convegni dell'Ente

 con cittadini, politici, imprenditori, sindacalisti, personalità locali e regionali


Un risparmio medio per singola impresa di 5,2 euro al mese a fronte di 2,5 miliardi di effetto recessivo per l’economia italiana. Questi i “benefici” del taglio del 50% del diritto annuale versato dalle aziende alle Camere di Commercio deciso dal Governo col decreto legge 90/2014.

I dati diffusi dalla Cgia di Mestre, saranno la base di discussione della conferenza aperta che i dipendenti della Camera di Commercio di Bari hanno convocato per lunedì 28 luglio alle ore 11.00 presso la Sala Convegni dell'Ente camerale in corso Cavour 2 a Bari.

All'evento sono invitati cittadini, politici, imprenditori, sindacalisti, personalità locali e regionali. L'incontro vuole essere un'occasione di confronto con tutti gli stakeholder, i referenti del sistema camerale locale e nazionale. Parteciperanno, tra gli altri, l'on. Francesco Paolo Sisto in qualità di Presidente Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati, il senatore Antonio Azzollini, Presidente della Commissione Bilancio del Senato, il sindaco di Bari Antonio Decaro e il consigliere regionale Davide Bellomo.

Si discuterà delle risultanze della manifestazione nazionale di oggi 23 luglio a Roma convocata per fare chiarezza sul ruolo del sistema camerale italiano e sulle misure proposte dal Governo.

 

L’incidenza del Sistema camerale sulla spesa pubblica nazionale rappresenta lo 0,2%, pari a 1,8 dei 715 miliardi di spesa pubblica primaria, la cui voce preponderante riguarda gli Enti previdenziali col 43,7% (le Province incidevano l’1,4%, le Regioni il 4,5%, le Amministrazioni centrali il 24,1%). La riduzione del 50% del diritto annuale a partire dal 2015 comporterebbe un risparmio medio annuo di circa 63 euro ad impresa (5,2 euro al mese), mentre per le ditte individuali un “alleggerimento” di 2,6 euro al mese. Di contro ci sarà una perdita di risorse di oltre 400 milioni di euro all’economia dei territori sulle voci export, credito, turismo, innovazione, formazione. Oltre 2.500 i posti di lavoro a rischio e un aggravio sulle casse dello Stato di 167 milioni di euro (89 per il personale; 22 per gli oneri previdenziali delle Cciaa della Sicilia; 46 di minori versamenti, imposte e tasse), ma soprattutto un effetto recessivo di circa 2,5 miliardi di euro, pari allo 0,2% di valore aggiunto del Pil.

Per questi motivi il personale delle Camere di Commercio italiane dice “No allo svilimento e SI alla riorganizzazione delle Camere di Commercio”.

I dipendenti camerali non intendono sottrarsi in questo momento di difficoltà al processo di riforma della Pubblica Amministrazione, ed in particolare del sistema camerale, ma ritengono indispensabile un percorso di ascolto e coinvolgimento anche degli stessi enti camerali e delle Associazioni di rappresentanza sul territorio.

Le Camere di Commercio rappresentano infatti uno strumento essenziale per il sostegno e lo sviluppo delle economie locali e gravano in misura minima sui costi delle imprese! Esse svolgono una serie crescente di compiti che vanno dalla tenuta del Registro delle Imprese alla Regolazione del Mercato e servizi come quelli dei protesti e dei gestori ambientali, al rilascio di firma digitale e delle carte tachigrafiche, alla gestione delle Borse merci, alla sicurezza dei prodotti, alla ricezione delle domande per marchi e brevetti, allo sviluppo delle infrastrutture locali, al supporto per l’internazionalizzazione delle piccole e medie imprese, al sostegno all’export ed alla muova imprenditoria ed altro ancora. Senza contare che la legge di stabilità per il 2014 impegna le Camere di Commercio a finanziare i Confidi per i crediti alle imprese per il prossimo triennio.

Chi sosterrà nei prossimi anni le imprese del territorio? Forse nemmeno chi ne ha usufruito conosce appieno quali ed a quali livelli le iniziative ed i contributi coinvolgano il tessuto economico e sociale del territorio. Quale sarà il futuro professionale dei 9mila dipendenti camerali ma soprattutto cosa succederà ai circa 5mila lavoratori, meno tutelati, legati a servizi e funzioni esternalizzati (Aziende speciali, consorzi e società collegate)? Si vuol creare nuova disoccupazione? Le trasformazioni devono essere ragionate e graduali, non certamente imposte tout court dall'alto.

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