17/09/2008

Statistiche provinciali 2002 - PROVINCIA DI BARI

Tessuto imprenditoriale

Con oltre 154.000 aziende (5° posto in Italia), nella provincia di Bari è localizzato il 40% del tessuto imprenditoriale pugliese. Il sistema produttivo è caratterizzato dalla ridotta dimensione e dal prevalere delle ditte individuali (72%) rispetto alla media nazionale (59,6%). Molto significativo appare il ruolo del settore primario (1° posto fra le province italiane per numero di imprese), che incide sul totale dell' economia in misura sensibile (24,1%), più che nel resto del Paese (18%). Anche l' industria, con una quota inferiore alla media nazionale, è una delle più floride del Mezzogiorno (7° posto nazionale). Su tutti prevale il settore del commercio con una incidenza sul totale imprese del 30,1% a fronte del 26,6 nazionale per la quinta posizione fra le province, sempre in relazione al numero di imprese. Buono anche l' apporto di credito (8°), costruzioni (6°) e trasporti (6°). L' artigianato ha un' incidenza (21,5%) superiore a quella di Puglia e Mezzogiorno ma non di quella italiana (24,4%).
Il tasso di evoluzione imprenditoriale (2,8%) è maggiore di quello nazionale di mezzo punto percentuale, ciò è dovuto ad un tasso di mortalità contenuto. La densità imprenditoriale è inferiore di un punto percentuale a quella rilevata per Foggia mostrandosi leggermente al di sotto della media nazionale.
Bari, infine, si colloca al quinto posto per quanto riguarda il numero di imprese extra agricole registrate nel 2001. Nella provincia sono state registrate al censimento del 2000 circa 118.000 aziende agricole, il 34% del totale rilevato in Puglia, con una superficie agricola utilizzata cospiscua, 90%, e di dimensioni che prevalentemente sono tra 1 e 2 ettari, 74%.

Mercato del lavoro

La quota di occupati (37,8%) pur attestandosi su livelli significativamente inferiori alla media nazionale (43,8%) è superiore a quella della regione e del Mezzogiorno; il tasso di attività (forza lavoro diviso popolazione residente) si attesta al 43% a fronte del 48,5% medio nazionale. Il tasso di disoccupazione (12,1% per circa 68.000 in cerca di occupazione), quantunque rappresenti un valore contenuto rispetto alla Puglia e al Mezzogiorno, rileva rispetto al tasso medio italiano un differenziale di quasi 3 punti percentuali. Tuttavia, nel periodo 1995-2001, il livello di disoccupazione ha mostrato una diminuzione di 2 punti percentuali. La disoccupazione giovanile (15-29 anni) è superiore al livello nazionale di circa 3 punti percentuali, mentre l' incidenza del lavoro irregolare, 23,9%, colloca Bari tra le ultime province del Mezzogiorno. Rilevante è il numero di addetti nell' agricoltura (1° posto nazionale) e nell' industria (11° posto). Per quanto riguarda il rapporto tra il saldo delle entrate e le uscite di dipendenti e gli occupati si osserva un valore superiore sia al dato nazionale (di due punti percentuali) sia a quello relativo al Mezzogiorno (di 0,6 punti percentuali).

Principali risultati economici

Bari è la provincia del Mezzogiorno, ad eccezione di Napoli, che più contribuisce alla formazione del reddito prodotto in Italia (1,90% corrispondente al 9° posto nazionale). Il valore procapite (quasi 13 mila euro annui), pur significativamente superiore ai dati regionale e del Mezzogiorno, permane sensibilmente più basso della media italiana. L' incremento del prodotto interno lordo provinciale è leggermente inferiore a quello nazionale nel periodo 1991/1999.
La distribuzione per settore del Pil evidenzia, rispetto all' Italia, la rilevante propensione agricola della provincia (4,8%), specialmente coltivazioni legnose (1° posto nazionale) ed erbacee (3°) e la considerevole incidenza dei servizi in generale (73,3%), come il commercio ed i trasporti rispettivamente 10° e 11° posto tra le province italiane). Con circa 1.400 milioni di Kwh, Bari è la seconda provincia del Mezzogiorno (e la quinta a livello nazionale) per quanto riguarda il consumo di energia elettrica per scopi domestici.
Inferiore alla media nazionale, infine, appare l' apporto (8,8%) fornito dall' artigianato al Pil provinciale.

Apertura mercati

La presenza di alcune realtà manifatturiere a decisa vocazione internazionale contribuisce in modo determinante all' alto valore delle esportazioni fatto registrare dalla provincia nel 2001, pari ad oltre 3,22 miliardi di euro (di cui il 71,6% scambiato con l' Europa, il 20,7% con l' America ed il 5,9% con l' Asia). Il giro d' affari con l' export è quindi molto positivo e garantisce, alla provincia, una buona performance del saldo della bilancia commerciale: il valore delle importazioni è di quasi 1,58 miliardi di euro (provenienti per il 69% dall' Europa, per il 18,4% dall' America e per l' 8,2% dall' Asia), garantendo un saldo positivo di oltre 1,64 miliardi di euro. Tuttavia la propensione all' esportazione (14,8) è poco più della metà della media nazionale ed il tasso di apertura (22,5) è lontano dai livelli italiani, anche se ambedue gli indicatori sono in trend ascendente nel periodo 1995/2000. Le merci più esportate sono i mobili, i prodotti agricoli e le calzature verso Germania, USA e Gran Bretagna; i prodotti più importati sono i prodotti agricoli, il cuoio e gli oli grassi e vegetali per lo più da Germania, Francia e Spagna.