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UNIONCAMERE PUGLIA - IL SISMOGRAFO – I rincari del 2022 visti dalle aziende

giovedì 29 Giugno 2023

I rincari energetici, logistici e delle materie prime raccontati dalle aziende pugliesi: cause, conseguenze e strategie difensive
 
Nel Sismografo n. 18 di Unioncamere Puglia i risultati dell’indagine HOLD ON – Storie di imprese che resistono
 
 
 
Nel 2022 consumatori e imprese pugliesi hanno sperimentato un significativo aumento dei costi, con la crescita più alta dal 2000 in poi, nel quadro di una spinta inflattiva non solo regionale o nazionale, ma mondiale. I rincari hanno quasi sempre veleggiato intorno a un +25%.
 
È quanto emerge dai risultati di “HOLD ON – Storia di imprese che resistono” - Progetto Infrastrutture, Fondi Perequativi Unioncamere 2020-21un’approfondita indagine del Sismografo di Unioncamere Puglia rivolta agli operatori economici pugliesi, a cui è stato chiesto di raccontare la loro percezione rispetto a questa situazione. Hanno risposto in più di cinquanta. L’analisi - in una sorta di fact checking - ha incrociato questo racconto i dati ufficiali di ISTAT, Banca Mondiale, ecc.
 
«Il 18° studio del Sismografo di Unioncamere Puglia fotografa la complicata situazione vissuta dalle imprese pugliesi in materia di aumento dei costi sostenuti, soprattutto quelle dei settori a domanda elastica o con maggior pressione competitiva, che hanno subito una concorrenza al ribasso che ha rischiato di mandare alcune di loro fuori mercato», afferma Damiano Gelsomino, presidente di Unioncamere Puglia. «Si è avuta infatti una drastica riduzione dei fatturati e dei margini di profitto (52% degli intervistati, più di uno su due), con la previsione di conseguenze nel medio periodo anche gravi per il sistema economico: indebitamento (43%), tagli al personale (33%) o addirittura possibile chiusura di aziende (25% degli intervistati). A seguire, altri fenomeni attesi, come diminuzione degli investimenti, crisi di liquidità, ritardi nei pagamenti dei dipendenti o riduzione delle ore lavorative. Sono informazioni molto importanti per elaborare politiche di sostegno affinché queste aziende restino sul mercato, salvaguardando anche molti posti di lavoro».
 
 
I rincari più impattanti - La risposta è stata quasi plebiscitaria: i costi energetici (76% degli intervistati ha scelto questa opzione) e gli aumenti di materie prime e semilavorati (64%). Molto più staccata la logistica via terra (19%) e quasi impercettibile l’impatto dei rincari della logistica via mare (2%), meno utilizzata in regione.
 
Le cause - I rincari energetici vengono attribuiti dagli intervistati al conflitto russo-ucraino e alle debolezze della politica energetica nazionale. A loro volta, nel racconto emerso, i costi dell’energia alle stelle hanno fatto impennare anche i prezzi delle materie prime e dei semilavorati, scaricando gli aumenti a valle delle filiere, fino ai consumatori. Infine, se nella logistica via terra ha pesato come causa principale l’impennata dei prezzi dei carburanti, quella via mare ha risentito della domanda globale di beni dopo l’uscita dalla pandemia, che ha prodotto effetti distorsivi anche nell’offerta. Nel loro complesso però gli aumenti, secondo gli intervistati, hanno un denominatore comune: la speculazione, quasi sempre al secondo posto fra i fattori scatenanti.
 
Le conseguenze - Molti operatori hanno segnalato un problema che rischia di diventare esplosivo nei prossimi mesi, ovvero una esposizione debitoria verso le grandi “utility” dell’energia, ma anche verso i fornitori di materie prime, imballaggi e servizi di trasporto.
In generale l’aumento dei costi delle materie prime e anche la loro carenza (soprattutto quelle legate al packaging e agli imballaggi) ha dilatato tempi di attesa e costi per arrivare al prodotto finito. Talvolta le difficoltà negli approvvigionamenti hanno comportato addirittura la cancellazione degli ordini, situazione difficilmente gestibile quando si è in presenza di contratti preliminari già siglati.
 
La strategia difensiva - Una inevitabile strategia difensiva, secondo il racconto degli operatori economici pugliesi, si è concretizzata con l'aumento dei prezzi dei prodotti finiti. Scarsa preoccupazione (11%) è stata espressa sulle possibili conseguenze sull’export regionale (cfr. grafico a pag. 11 dello studio, ndr). A un primo sguardo, questa percezione parrebbe suffragata dai fatti. Nel 2022, infatti, la Puglia ha sfondato i 10 miliardi di euro di export regionale, ben 1 miliardo e 296 milioni in più del 2021 (+14,8% di variazione). Diminuiscono però di 587 mila tonnellate i volumi; in sostanza si esporta di meno, si fattura di più in un clima di inflazione galoppante, ma lo si fa spendendo maggiori risorse sia per produrre che per spostare le merci.
 
Le previsioni sul 2023 - Secondo la Banca Mondiale, nel 2023 i prezzi dell'energia a livello mondiale si sono ridotti rispetto ai massimi del 2022. Anche i prezzi delle produzioni agricole sono calati, mentre il petrolio e metalli non sono scesi in modo marcato. Il punto di vista degli operatori pugliesi intervistati in HOLD ON non concorda però sul calo dei costi. Insomma, su questo paventato ritorno alla normalità nel 2023 gli intervistati appaiono scettici.        
 
«Il sistema regionale, quindi, è ancora in piena tempesta», conclude il segretario regionale di Unioncamere Puglia, Luigi Triggiani - con un livello inflattivo che non pare destinato a rientrare rapidamente. Solo dall’analisi dei bilanci delle aziende pugliesi, che saranno resi disponibili dal Registro Imprese fra alcuni mesi, riusciremo a comprendere a fondo che cosa questo scenario abbia comportato sui modelli di ricavo, sulla struttura dei costi e - in una parola - sulle prospettive di sviluppo della Puglia».