Logo

UNIONCAMERE PUGLIA - SISMOGRAFO – COSTRUZIONI: COME È, COME ERA, COME SARÀ?

martedì 14 Aprile 2020

Crescono gli investimenti ma resta bassa l’autonomia finanziaria

 
“Costruzioni” è il quinto appuntamento del Sismografo - l’economia pugliese ai tempi del Covid-19 di Unioncamere Puglia, istantanee delle filiere portanti dell’economia pugliese prima del meteorite COVID. Dopo l’emergenza, quindi, scattarne un’altra per capire se e come il fenomeno avrà impattato sulle prospettive di sviluppo del nostro territorio.
Già diffusi i dati su turismo, food, commercio, meccatronica. Prossimamente gli studi riguarderanno legno arredo e moda.
I numeri di oggi vengono confrontati con quelli del 2014 e, in seguito, con quelli dei prossimi sei mesi.
 
Sono più di 45mila le imprese attive nelle costruzioni in Puglia a fine 2019. Nel dettaglio, oltre 17mila operano nella costruzione di edifici, affiancate da più di 25mila aziende che svolgono lavori specializzati, quali muratura, idraulica, pavimentazione, ascensoristica. Il quadro è completato da oltre 1000 imprese che si occupano di costruzione e manutenzione pubbliche (strade, autostrade, condotte idriche e fognarie) e da più di 1300 studi professionali collegati alle costruzioni (ingegneri, architetti, geometri, geologi).
Rispetto al 2014 nel comparto si contano 1.171 imprese in meno (-2,53%).
 
Nel settore operano quasi 120mila addetti, 3.700 in meno del 2014. In ogni impresa di costruzioni mediamente operano fra 2 e 3 dipendenti.
Fra le province pugliesi, Bari domina il dato delle aziende registrate.
Le classi di fatturato disegnano la consueta piramide, ma in questo caso con una base di microimprese molto più larga che in altri comparti: 87 fatturano fra i cinque e i 10 milioni di euro, quasi 6.500 sotto i 250mila euro, 2.500 fra 250mila e milione di euro.
Le imprese di costruzione sovente passano di padre in figlio, legate al cognome del “costruttore” e a rapporti di fiducia consolidati col territorio. Le classi di età (per anno di iscrizione al Registro Imprese) conseguentemente rivelano un settore con una forte tradizione nel tempo: le aziende con più di 10 anni di attività sono molto più elevate di quelle con meno di 10.
Legislazione sugli appalti, domanda pubblica, dinamica della popolazione residente, andamenti dei piani regolatori, trasferimenti dal centro alla periferia, stato delle finanze degli enti locali: sono solo alcuni esempi che chiariscono l’elevata dipendenza del settore da fattori esterni. Non solo la filiera edile da anni espelle perciò chi non riesce a stare sul mercato, ma si può incappare in procedure concorsuali o in liquidazione molto più frequentemente che in altre attività economiche, rispettivamente 2,95% e 7,00%.
L’analisi aggregata degli ultimi due bilanci depositati dalle 6.223 società di capitali del settore rivela segnali molto incoraggianti e altri che preoccupano:
  • elevata crescita degli investimenti (+240 milioni) e dei costi della produzione (+554 mln in più)
  • apprezzabili miglioramenti nel fatturato (+486milioni di valore della produzione in due anni);
  • il grande problema dell’edilizia pugliese resta però l’imponente struttura debitoria pregressa (8 miliardi e 129 mln) e la bassa autonomia finanziaria rispetto a fonti esterne (indice di indipendenza finanziaria del 20,90%, dato fortemente squilibrato, anche se in miglioramento rispetto agli anni precedenti).
 
Prossimo appuntamento con il Sismografo:  Legno-arredo