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Il nuovo salone della Camera di Commercio di Bari intitolato a San Nicola
mercoledì, 08 maggio 2019

Ambrosi: "Uno spazio di incontro per la città "indivisa",  come San Nicola è il Santo della Chiesa indivisa".

 

 

E' stato intitolato a "San Nicola" il nuovo salone  della Camera di Commercio dopo il restyling. Lo ha comunicato il presidente dell'ente Alessandro Ambrosi, scoprendo la targa, durante la tradizionale visita della statua del Santo Patrono di Bari all'ente camerale, alla presenza di Padre Giovanni Distante, Priore della Basilica, che lo ha benedetto, di numerose autorità civili e militari e dei dipendenti dello stesso ente.

«Il nuovo salone sarà uno spazio di incontro per la città "indivisa", come San Nicola è il Santo della Chiesa indivisa, come ha ricordato Padre Distante. Uno spazio arioso, luminoso, libero e senza barriere,  che vuole identificare un luogo fisico, ma anche ideale, di incontro e scambio, in cui darsi una e più occasioni di futuro, dalla cultura all'economia, nel rispetto dei valori ecumenici. E sotto l'ala protettrice del nostro Santo Patrono, la cui effige, sospesa e illuminata dal grande lucernaio, riproduce il sigillo che l'ente ha adottato da ben 70 anni».

Nel luglio del 1949 fu la giunta guidata dal prof. Salvatore Tramonte a decidere per quel sigillo, «un’operazione non solo doverosa, ma anche beneaugurante e di buon auspicio per il futuro della città, dopo la guerra» ha aggiunto Ambrosi.  

Il salone al piano terra della Camera di Commercio di Bari occupa uno spazio di circa 1000 metri quadri e  ha 130 anni di vita.  

«E' il cuore simbolico del nostro ente e con lo stesso auspicio di chi ci ha preceduto lo intitoliamo a San Nicola. Bari deve molto al mare e senza San Nicola il suo percorso storico non sarebbe stato lo stesso. Il  connubio fra il Santo e con la città ha significato molto nei secoli per la nostra comunità. Un'eredità da tramandare, come occasione di crescita e di progresso, in tutti gli ambiti».

 


 

Un po' di storia

Il 1° luglio del 1949, 70 anni fa, 1949,  la Giunta della Camera di Commercio di Bari fu  convocata dal Presidente prof. Salvatore Tramonte per adottare l’emblema della Camera di Commercio.

Il sigillo fu creato con l’effigie di San Nicola, a sua volta ispirato dal sigillo creato nel 1744 dal Clero Capitolare della Basilica e conservato gelosamente nell’Archivio della stessa.

Il prof. Tramonte - è importante sottolinearlo - fu il primo Presidente dell’era democratica e per la Camera di Commercio concedersi un emblema che lo identificava con il Santo di Mira non era dettato dalla necessità di auto-referenziarsi: l'ente vantava già un curriculum abbastanza ricco nel suo cammino.

Per Tramonte e per i suoi colleghi che intendevano guidare la ripresa economica di Bari e risollevarla dalle secche dell’immobilismo causato dalle vicende belliche, la decisione di dotarsi del sigillo nicolaiano fu un’operazione non solo doverosa, ma anche beneaugurante e di buon auspicio per il futuro della città.

Nella stessa riunione del I° luglio del 1949 la Giunta aveva ascoltato e approvato una relazione predisposta dal prof. Francesco Babudri, studioso triestino, trapiantato a Bari e autore di numerosi studi sulla vita economica barese.

In quella relazione, con la quale  il professore  legittimava la scelta  del sigillo e di quel sigillo in particolare, si dice che Bari aveva vissuto e prosperato per suoi commerci sul mare, sia prima che dopo la traslazione delle ossa: lo attestavano i passaporti rilasciati, dall’Emiro Musulmano di Bari,  a monaci e trafficanti per i loro commerci con i paesi orientali. Le etnie presenti a Bari  – arabi, ebrei, armeni, greci – pur nella loro diversità religiosa, si fecero tutti devote di San Nicola e nel suo nome intrecciarono relazioni commerciali con il loro paese di origine, realizzarono fondachi su cui dipinsero l’immagine del Santo con accanto una lampada votiva che accendevano, secondo la tradizione dei loro riti, ogni mercoledì. Le navi che partivano da Bari per la Terrasanta portavano in poppa la scritta “Sancti Nicolae”.

Il professore così concluse la sua relazione: “A una vita  così intensamente vissuta era dovuto un sigillo”.





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